Cosa guardare

Come si cambia.
Sempre in continua evoluzione e in continua trasformazione!
Mi ritrovo davanti ad un PC, dopo tantissimo tempo, a spingere dei tasti su una tastiera… proprio come iniziai a fare tantissimo tempo fa.
E proprio come allora c’é quel po’ di vergogna, quel sano timore e quel pizzico di orgoglio.
Si matura, si cresce, si “diventa grandi”… e spesso la vita ci porta a camminare su sassi appuntiti, a scalare montagne, ad affrontare freddo, neve e ghiaccio. Ci si gela le mani, ci si bagna i piedi, si soffre il freddo… ma si impara a godersi il paesaggio. E la vita è questo: godersi il paesaggio! Vivere quel paesaggio e farsi trasportare dalle emozioni che si provano. Perché, diciamocelo, davanti alle cime appuntite delle Alpi spruzzate di neve, chi riuscirebbe a rimanere impassibile?
Ed è proprio il paesaggio, quello della vita però, che mi porta qui, adesso, a scrivere.

Vi capita mai di “guardare” la vostra vita e vedere quanta strada avete fatto? Vi siete mai fermati a vedere chi siete adesso? Vi siete goduti ogni singolo attimo di quello che avete vissuto?

Da quando ci svegliamo a quando ci addormentiamo, siamo un tumulto di emozioni. Purtroppo quello che spesso dimentichiamo è che dobbiamo viverle, belle o brutte che siano. Ci troviamo a nascondere la tristezza, la paura e la rabbia, chiudendole in un angolino nascosto di noi, ben sigillato ed ermetico, perché è difficile vivere le emozioni che definiamo “negative”. Però vorremmo viverci la felicità, la gioia e la spensieratezza, perché quelle sono emozioni “positive”. Non ci sono emozioni belle o brutte. Ci sono emozioni, punto. E ci siamo noi.

Non c’è gioia senza tristezza, non c’è riposo senza fatica, non c’è mèta senza cammino…. Il paesaggio, ricordate? Il nostro sguardo va rivolto al paesaggio. E sì, abbiamo fatto tanta strada per arrivare in cima, abbiamo male alle gambe dalla fatica, abbiamo freddo e fame, ma ci siamo. E ognuno di noi ha il suo paesaggio ideale. Ognuno di noi ha gli occhi per poterlo vedere. Basta solo rivolgergli lo sguardo.

Veronica Giglia