L’unione

Proprio oggi mi è capitato di vedere un bambino con la sindrome di Down. Avrà avuto 4 o 5 anni, non di più, ed era insieme ai suoi fratelli. Erano fuori, all’aperto, in una sorta di strada sterrata e giocavano con altri bimbi, sia della stessa età, sia più grandi, sia più piccoli. Li ho osservati, per un po’, seduta su una panchina a ridosso della spiaggia. Coglievo i loro movimenti, le loro parole, le loro risa e la loro energia. Li vedevo correre, spingersi, cadere e rialzarsi, li sentivo urlare e a volte sgridarsi a vicenda. Ma non vedevano un “diverso”, erano semplicemente amici. Magari appena conosciuti, magari visti qualche volta, ma non aveva importanza, stavano insieme. Non notavano neanche i movimenti un po’ più goffi di quel bambino, non vedevano il suo non seguire le regole del gioco né sentivano i suoi numerosi urli, semplicemente erano un gruppo, e come tale erano uniti. Quando qualcuno era in difficoltà il gioco si fermava, si accertavano che tutto fosse a posto, e riprendevano a correre. Erano tutti alla pari, ed erano tutti uguali.

Ecco cosa credo manchi agli adulti. Ecco cosa gli adulti hanno perso col tempo e con l’età. La spontaneità, la coesione, il gruppo. Poco importa se sei introverso o estroverso, se vesti di nero o colorato, se sei banchiere e spazzino.. conta l’unione. La semplicità di un gioco fatto insieme, la bellezza del litigio senza rancore, la meraviglia della mano tesa quando sei in difficoltà, il ridere di niente.. ma quel niente racchiude un mondo. Racchiude la bellezza, l’amore, la gioia.. quelli veri però. Non quelli costruiti con la ragione, non quelli “dovuti” per gratitudine.. hanno il cuore puro, quei bambini.. e il cuore puro ce l’hanno tutti i bambini, perché ancora non sono entrati nel mondo delle maschere, nel gioco di ruoli e nel “doversi comportare”. Sono quello che sono, con tutti i loro pregi e difetti, e non fingono, non devono piacere per forza, non devono dimostrare di essere. Noi adulti ci siamo persi e abbiamo perso la bellezza dell’unicità della persona. Quasi non l’apprezziamo più. Anzi, a volte ci fa proprio paura, perché il “diverso”, a noi adulti, intimorisce. Siamo troppo impegnati a “dover essere” invece di “essere” e basta. E quante cose perdiamo nel frattempo? Il sorriso di quei bambini me lo ha scaraventato in faccia. Ecco cosa ci perdiamo. Quello! Esattamente quel sorriso, quella solidarietà e quella spontaneità.. ci perdiamo la vera gioia.. e ci perdiamo la bellezza, quella vera però, di ognuno di noi.

Veronica Giglia